
Quando abbiamo perso la II Guerra Mondiale, i nostri trattati di pace impedivano molti tipi di armamenti, fra cui la costruzione di porta-aerei per un certo periodo, o la costruzione di bombe atomiche.
Ciò non toglie che all’indomani della firma , in Italia si sia iniziato a studiare la possibilità di dotarsi di questo tipo di ordigni.
Avevamo una buona conoscenza nel campo missilistico, che ci portò a produrre un missile, molto simile al Polaris, chiamato Astra ed in grado di avere una portata sui 3.000Km.Furono pure effettuati alcuni lanci di prova, e tutto funzionò.
Per quanto riguarda la Bomba, non avevamo la più pallida idea di come costruirne una, ma l’idea, piuttosto precisa, l’avevano i Tedeschi.
Quando gli altarini furono scoperti, la NATO non prese molto positivamente la situazione intrapresa, e ci consigliò di rispettare i patti stabiliti.
Noi ed i Tedeschi obbiettammo che eravamo gli Stati in contatto con il Nemico (noi a Gorizia, la Germania su tutto il fronte Est), e che avevamo il diritto di difenderci, se fossimo stati attaccati dai Russi.
La soluzione adottata fu che gli USA installarono alcune postazioni dotate di bombe atomiche in Italia, con un meccanismo detto “della doppia chiave”.
In pratica le bombe USA in Italia e Germania hanno l’innesco che deve essere attivato con due chiavi: una l’ha il capo della guarnigione italiana della base (in Italia, sembra siano Aviano e Ghedi), l’altra il capo della guarnigione americana.
Le bombe sono caricate su Tornado italiani o tedeschi, i cui piloti sono addestrati negli USA, ed anche l’accesso ai bunker in cui questi sono posteggiati è regolato con la doppia chiave.
Il Capitolo 5 (Chapter 5) dell’accordo NATO prevede che, in caso di attacco ad uno Stato membro, tutta la NATO debba immediatamente rispondere.
E’ possibile che, in caso di attacco nucleare, ci sia un obbligo automatico degli USA a “sbloccare” le bombe agganciate sotto i nostri aerei.
Tuttavia l’accordo è segreto, e quindi i dettagli non sono conosciuti.
Io sapevo che qua a Pisa erano riusciti a mettere a punto un procedimento per ottenere l’atomica. mi pare intorno agli anni 50-60…
A Pisa?
Tutto può essere!
Di certo all’Italia non mancano le conoscenze ne le tecnologie per fare questo ed altro, come invece molte volte si vorrebbe far credere.
Comunque, quella a cui si riferisce il Signor Carletto, era una “chiacchiera”, a quanto mi risulta, non suffragata da fatti concreti, e in più uscita fuori nelle più svariate versioni più o meno fiorettate.
La versione che era arrivata alle mie orecchie, per esempio, diceva che nella prima metà degli anni ’70, l’Italia aveva la sua prima bomba atomica, e che la stessa era stata costruita segretamente presso l’ex C.A.M.E.N. oggi I.N.F.N. di San Piero a Grado (PI), e che gli americani, una volta venuti a conoscenza del fatto, si erano intromessi in malo modo, “costringendo” le autorità italiane a far sì che l’ordigno fosse immediatamente distrutto, per altro riuscendo nel loro intento, senza troppe difficoltà. Ora, se si pensa che il C.A.M.E.N. era a “un tiro di schioppo” dalla base americana di Camp Darby (meno di 1 km, in linea d’aria), e che bene o male, un po’ tutti i centri di ricerca così importanti godono di una collaborazione internazionale, e che comunque sono monitorati, rimane alquanto difficile credere che gli americani non fossero a conoscenza fin da subito della cosa, come è molto improbabile che si fosse potuto operare indisturbati, sotto i loro occhi, fino alla completa realizzazione dell’ordigno. Ergo, da quì a pensare che il tutto possa ritenersi una clamorosa bufala, il passo è breve.