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Archive for febbraio 2009


Il Ministro delle Infrastrutture Matteoli ha dichiarato che la stragrande maggioranza delle opere previste dal piano da 16,6 miliardi varato dal governo può partire entro il 2009, anche il Ponte sullo Stretto”.

“Se partiamo con 16,6 miliardi di opere ci saranno 140mila posti in più, sennò 65mila posti saranno a rischio”.

Speriamo che il Ponte serva ad aumentare turismo e quindi l’occupazione,ma è importante sottolineare che le infrastrutture di Sicilia e Calabria sono a livelli africani,e il ponte potrebbe rivelarsi la solita “cattedrale nel deserto”.

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In uno dei tanti post che ho scritto sul Partito Democratico Un Pd non più allo sbando ma in deflagrazione prevedevo le possibili conseguenze di un partito oramai ridotto a bradelli.
Ed ecco avverate le mie considerazioni,la situazione interna del neonato partito di Fassino e company si sta rivelando un puro fallimento.
Le varie correnti fra cui ex democristiani ed ex comunisti hanno smembrato e dilaniato il corpo interno del partito con lotte intestine quotidiane e mettendo costantemente in discussione la leadership di Walter Veltroni.
Detto ciò si è aggiunta la grave e pesante sconfitta del Pd alle regionali sarde convincendo il segretario nazionale a gettare la spugna al coordinamento dei democratici conludendo così i suoi sedici mesi alla guida del partito caratterizzati dal logoramento interiore.”Mi assumo le responsabilità mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto“,queste le sue parole..
-Ed adesso che succederà?
Non resta che vedere cosa deciderà l’assemblea costituente, unico organismo legittimato ad eleggere un nuovo segretario del Pd, in deroga a quanto prevede lo statuto che dispone il ricorso alle primarie per la scelta delle candidature e, quindi, l’elezione del segretario.
Avevo previsto tutto ciò molti mesi fa e non pensavo di vederci così lungo a dirvi la verità!
Yes we can“, era lo slogan di Veltroni in campagna elettorale. Si può fare. E invece non si è fatto. Quello che si farà è tutto da vedere.

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Brutte notizie dal Giappone,il Pil è in piena caduta libera pur avendo il sistema finanziario meno esposto a subprime e derivati complessi finisce per essere colpito nella sua economia reale più di ogni altra nazione industrializzata.
Gli analisti si attendono un crollo del Pil a doppia cifra anche per i primi tre mesi del 2009. Il governo del premier Taro Aso ha segnalato la possibilità di reagire con una ulteriore manovra di sostegno incentrata su nuove spese per 20mila miliardi di yen (173 miliardi di euro), in aggiunta ai pacchetti precedenti che includono nel bilancio statale oneri addizionali per 12mila miliardi di yen.L’ultima botta al governo è arrivata dal ministro delle finanze Shoichi Nakagawa, che si è presentato con aria da ubriaco alla conferenza stampa post G-7 finanziario!
Guardate!

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2008 2007 School Name Country

Secondo la World University Rankings, l’università italiana più alta in graduatoria è l’Università di Bologna al 192esimo posto!!
Per il Sole 24ore invece la migliora università italiana resta L’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia
1 1 HARVARD University United States
2 2= YALE University United States
3 2= University of CAMBRIDGE United Kingdom
4 2= University of OXFORD United Kingdom
5 7= CALIFORNIA Institute of Technology (Calt… United States
6 5 IMPERIAL College London United Kingdom
7 9 UCL (University College London) United Kingdom
8 7= University of CHICAGO United States
9 10 MASSACHUSETTS Institute of Technology (M… United States
10 11 COLUMBIA University United States
11 14 University of PENNSYLVANIA United States
12 6 PRINCETON University United States
13= 13 DUKE University United States
13= 15 JOHNS HOPKINS University United States
15 20= CORNELL University United States
16 16 AUSTRALIAN National University Australia
17 19 STANFORD University United States
18 38= University of MICHIGAN United States
19 17 University of TOKYO Japan
20 12 MCGILL University Canada
21 20= CARNEGIE MELLON University United States
22 24 KING’S College London United Kingdom
23 23 University of EDINBURGH United Kingdom
24 42 ETH Zurich (Swiss Federal Institute of T… Switzerland
25 25 KYOTO University Japan
26 18 University of HONG KONG Hong Kong
27 32 BROWN University United States
28 26 École Normale Supérieure, PARIS France
29 30 University of MANCHESTER United Kingdom
30= 33= National University of SINGAPORE(NUS) Singapore
30= 41 University of CALIFORNIA, Los Angeles (U… United States
32 37 University of BRISTOL United Kingdom
33 29 NORTHWESTERN University United States
34= 28 ÉCOLE POLYTECHNIQUE France
34= 33= University of BRITISH COLUMBIA Canada
36 22 University of California, BERKELEY United States
37 31 The University of SYDNEY Australia
38 27 The University of MELBOURNE Australia
39 53= HONG KONG University of Science & Techno… Hong Kong
40 49 NEW YORK University (NYU) United States
41 45 University of TORONTO Canada
42 38= The CHINESE University of Hong Kong Hong Kong
43 33= University of QUEENSLAND Australia
44 46 OSAKA University Japan
45 44 University of NEW SOUTH WALES Australia
46 47 BOSTON University United States
47 43 MONASH University Australia
48 93= University of COPENHAGEN Denmark
49 53= TRINITY College Dublin Ireland
50= 117= Ecole Polytechnique Fédérale de LAUSANNE… Switzerland
50= 36 PEKING University China
50= 51= SEOUL National University Korea, South
53 48 University of AMSTERDAM Netherlands
54 71= DARTMOUTH College United States
55 55= University of WISCONSIN-Madison United States
56 40 TSINGHUA University China
57 60 HEIDELBERG Universität Germany
58 58 University of CALIFORNIA, San Diego United States
59 55= University of WASHINGTON United States
60 161= WASHINGTON University in St. Louis United States
61 90= TOKYO Institute of Technology Japan
62 74= EMORY University United States
63 71= UPPSALA University Sweden
64 84 LEIDEN University Netherlands
65 50 The University of AUCKLAND New Zealand
66 59 LONDON School of Economics and Political… United Kingdom
67 89 UTRECHT University Netherlands
68 105 University of GENEVA Switzerland
69 57 University of WARWICK United Kingdom
70 51= University of TEXAS at Austin United States
71 73 University of ILLINOIS United States
72 61 Katholieke Universiteit LEUVEN Belgium
73 83 University of GLASGOW United Kingdom
74 97= University of ALBERTA Canada
75 65= University of BIRMINGHAM United Kingdom
76 68 University of SHEFFIELD United Kingdom
77 69 NANYANG Technological University Singapore
78= 63 DELFT University of Technology Netherlands
78= 92 RICE University United States
78= 67 Technische Universität MÜNCHEN Germany
81= 114= University of AARHUS Denmark
81= 74= University of YORK United Kingdom
83= 97= GEORGIA Institute of Technology United States
83= 64 The University of WESTERN AUSTRALIA Australia
83= 76 University of ST ANDREWS United Kingdom
86 70 University of NOTTINGHAM United Kingdom
87 142= University of MINNESOTA United States
88 106 LUND University Sweden
89 96 University of CALIFORNIA, Davis United States
90 85= CASE WESTERN RESERVE University United States
91= 93= Université de Montréal Canada
91= 100 University of HELSINKI Finland
93= 128 Hebrew University of JERUSALEM Israel
93= 65= Ludwig-Maximilians-Universität München Germany
95 132= KAIST – Korea Advanced Institute of Scie… Korea, South
96 110 University of VIRGINIA United States
97 77= University of PITTSBURGH United States
98 117= University of CALIFORNIA, Santa Barbara United States
99= 77= PURDUE University United States
99= 80= University of SOUTHAMPTON United Kingdom

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Riporto questo articolo pubblicato il 31 gennaio sul Tagesspiegel, molto eloquente ed emblatico rispecchia fedelmente l’attuale situazione politica,economica e sociale italiana.

“Era un grande amore. Sembrava indistruttibile. Ah, Italia – dov’è finito il tuo fascino?

Era un’erbetta dalle foglie piccole, verdi, dal profilo fittamente seghettato, come una foglia giovane di dente di leone. Si trovava sui banchi del mercato in piccoli mazzetti. E quando si chiedeva il nome della dimessa fogliolina, nella risposta si poteva avvertire una traccia di dolcezza: la verdura si chiama rughetta e si mette nell’insalata. Tutti lo sanno.

Invece non lo sapeva nessuno. Quanto meno nessun tedesco.

Questo succedeva a Roma a metà degli anni ’80, e chi allora portava con sé la rughetta, di ritorno dall’Italia, per metterla nell’insalata, poteva star sicuro di fare un figurone a tavola: che gusto meraviglioso, leggermente amarognolo, quasi di noce. La rughetta in tedesco si chiamava Runzelchen. Erano i tempi in cui in Italia si potevano ancora fare delle scoperte.

Non ci è voluto molto perché la fogliolina verde intraprendesse un lungo viaggio verso Nord. Ha valicato le Alpi, si è fermata inizialmente nei negozietti chic di specialità gastronomiche di Monaco di Baviera, ha cambiato il suo nome diventando rucola, come la chiamano nel Nord Italia, si è propagata sempre più a settentrione, in campi sempre più freddi, è entrata ben presto in ogni insalata e sulla metà delle pizze, infine ha fatto la sua comparsa in supermercati dai nomi tipicamente italiani come Bolle o Tengelmann.

E basterebbe questo ad illustrare il cuore di quel grande cambiamento che sta avvenendo da alcuni anni nei rapporti tra Germania e Italia. E’ la storia di una disillusione, è la storia della fine del richiamo del Sud. E’ la storia di una perdita storica.

Perché in tutte le epoche precedenti l’Italia è sempre stata il luogo eletto del desiderio di chi stava a Nord, in particolare dei tedeschi. Meta dei pellegrini devoti al Papa, meta delle classi agiate assetate di conoscenza che si soffermavano estasiate tra le antiche rovine sotto un cielo eternamente azzurro e si immaginavano un’anima romana classica. Finalmente sono arrivato nella capitale del mondo, il luogo più bello sulla terra, gioiva Goethe nel suo viaggio in Italia mentre varcava Porta del Popolo ed entrava nel territorio di Roma, dove si sentì come “rinato”. E quasi nessuno dei suoi colleghi poeti che avesse un’alta opinione di se’ sfuggiva alla sognante ammirazione per l’Italia, da Heinrich Heine a Peter Schneider. L’Italia era il luogo del perfetto compimento letterario e della maturità artistica. Seguirono i pittori, che rappresentarono romantici idilli, immagini della vita semplice e bucolica, bellezze dormienti negli oliveti.

Roma e Firenze, la Sicilia e Napoli – l’Italia era la terra promessa dei tedeschi. Forse anche perché, sotto il sole del Sud, oltre a tutte le bellezze artistiche e paesaggistiche, si poteva scoprire anche un contraltare all’accuratezza e all’amore per l’ordine della Germania, la promessa di una libertà e di una gioia dei sensi quasi sconosciute ai rigidi cuori tedeschi.

Quel che prima era riservato a pochi benestanti, diventò negli anni ‘50 del secolo scorso un fenomeno di massa. La motorizzazione diffusa portò ad una calata su città e spiagge italiane, e sui pescatori di Capri – bella, bella, bella Marie, non mi scordare mai! L’Italia era il luogo dell’evasione estiva dei tedeschi del miracolo economico, la costa adriatica tra Jesolo e Rimini il luogo dove arrostirsi al sole. E tornando a casa non portavano con sé solo le scottature, ma spesso e volentieri anche panciute bottiglie di vino rivestite di paglia che in italiano si chiamavano fiaschi e il cui contenuto era particolarmente apprezzato. I tedeschi impararono a conoscere gli spaghetti, e appresero che non si tagliano con il coltello. Quando avevano svuotato la bottiglia di Chianti, mettevano una candela nell’apertura e la conservavano sulla libreria come ricordo estivo.

Non ci volle molto perché si sviluppasse una nuova ondata turistica, completamente diversa, diretta verso le coste italiane. Cominciarono ad amare l’Italia soprattutto coloro che in precedenza avevano guardato con disprezzo alle migrazioni estive di massa dei Germani. Era la fine degli anni ’60, l’inizio degli anni ’70, quando nacque una nuova curiosità per il paese del Sud. Gli intellettuali scoprirono che non c’erano solo 7051 chilometri di bellissime spiagge, ma anche un serbatoio unico di testimonianze storiche ed artistiche.

Non erano solo le rovine del passato ad entusiasmarli, ma anche il presente estremamente vivace. Forse era proprio questa la cosa più eccitante: dal Sud arrivava una nuova speranza a mitigare la delusione di coloro che, dopo i moti del ’68, rischiavano di affondare nella confusione. In Italia si poteva vedere in azione un partito comunista forte quasi quanto i democristiani, che governavano da quella che sembrava ormai un’eternità. E che partito: non i grigi burocrati di Mosca o di Berlino Est, ma un partito che stava intraprendendo la famosa “terza via”, i comunisti europei di Enrico Berlinguer. Il paese sembrava un laboratorio politico nel quale nulla era impossibile. Rudi Dutschke trasformò questa speranza insperata in euforiche dichiarazioni: “Sì, Italia!” titolava un suo articolo sulla rivista “konkret”. L’Italia non era più solo il paese della carne debole che si rosolava al sole dell’Adriatico, ma era diventato un paese-guida, una sfida agli intellettuali. E le sue località di svago anche. Comprarono vecchi casali in Toscana, li ristrutturarono spendendo parecchi soldi e scoprirono con soddisfazione che in Italia non solo la politica era più creativa che in Germania – ma anche la viticoltura.

E le edizioni Wagenbach fornirono i libri giusti da tenere sul comodino. Se prima in Germania si conoscevano al massimo le storie, apprezzabili ma piuttosto reazionarie, di Don Camillo e Peppone o al massimo un paio di romanzi di Alberto Moravia (principalmente a causa di determinati “passaggi”), all’improvviso saltarono fuori nomi nuovi: Italo Calvino, Umberto Eco, Giorgio Manganelli, Pier Paolo Pasolini, Primo Levi, Natalia Ginzburg, Gavino Ledda, Luigi Malerba, Antonio Tabucchi e molti altri. E inoltre Dario Fo, autore teatrale pungente e dissacrante. La Fiera del Libro di Francoforte del 1987 si trasformò in una passerella letteraria per il paese ospite, l’Italia.

Ovunque si avvertiva questo fermento proveniente da Sud. Al cinema si impararono a conoscere Visconti, Fellini, Antonioni; ne “La Dolce Vita” Anita Ekberg si muoveva come una dea nella Fontana di Trevi, Marcello Mastroianni con una sigaretta in bocca era l’uomo più bello del mondo e Claudia Cardinale aveva gli occhi più neri. In pittura spopolavano i “nuovi selvaggi” della Transavanguardia, Francesco Clemente, Sandro Chia, Enzo Cucchi. Sulla scena musicale erano i Cantautori [in italiani nel testo] a far parlare di sé, i poeti come Lucio Dalla e Fabrizio De André. Nel campo del design la macchina da scrivere rosso fuoco “Valentine” della Olivetti otteneva un posto d’onore al MoMA di New York. E dove c’era così tanto fermento, nemmeno l’economia poteva rimanere indietro: negli anni ’80 il Paese si assestò al quinto posto tra i paesi più potenti al mondo, superando la Gran Bretagna. La stampa la definiva “la locomotiva italiana”. Perfino il calcio non voleva essere da meno, e improvvisamente anche la radicata mentalità del catenaccio – pur se per poco tempo – apparve superata; la “serie A” era il campionato più difficile del mondo; Milan, Inter, Juve, Roma erano le mete sognate da ogni calciatore tedesco che avesse voglia di spostarsi.

Ma il più grande, il più bello, il più riuscito miracolo italiano è avvenuto in tutt’altro campo: quello del gusto. Si accusano sempre gli americani di aver colonizzato il mondo intero. Ma l’imperialismo statunitense non è nulla a confronto dell’imperialismo gastronomico degli italiani. La pizza è diventata piatto principale e alimento fondante della generazione che non ha più tempo di cucinare, la pasta fa parte del repertorio standard di ricette da Hammerfest a Kapstadt, l’aceto balsamico si trova perfino nelle cucine della Bassa Sassonia e la domanda di prosciutto di Parma è così elevata che per produrlo vengono trasportati nel Nord Italia perfino maiali bavaresi. La ciabatta ha spodestato la baguette, il prosecco è il rifugio di tutte le casalinghe disperate di questo mondo, la grappa è Nonino, il caffè Illy o al massimo Lavazza, e le macchinette per prepararlo sono Gaggia o Pavoni. Qualcuno si ricorda forse ancora delle bustine Melitta?

Tutto il mondo è invaso dallo stile di vita italiano. Da tempo all’Italia sta stretto lo Stivale, ha varcato i suoi confini, ha valicato le Alpi e solcato gli oceani, si è stabilita in tutto il mondo. Nei supermercati, nelle boutique, nei ristoranti, nei negozi di arredamento. Non è più necessario cercare l’Italia, non serve più aspettare l’Italia, la verità è: ci siamo già. La zuccheriera è Alessi, il vestito è Armani, la borsa Gucci, la cravatta Fendi, il profumo Laura Biagiotti. E l’olio d’oliva, prima spremitura, viene direttamente dal commerciante di vini all’angolo. Lui conosce un frantoio eccezionale, nell’entroterra ligure, un consiglio speciale.

L’Italia è ovunque. Ciò che una volta era esotico è diventato familiare. Quel che è iniziato con la rughetta non finirà con la rucola, non ancora.

Il far proprio ciò che era lontano, però, ha svelato tutti i segreti. Ha distrutto l’aura di eccezionalità, ha reso piccolo quel che era grande, consueto quel che era inconsueto. Italia qui, Italia là. Quotidianità invece che estraneità. Svendita dell’originalità. Niente più da aspettarsi, tanto è già tutto qui.

Il risultato di questa perdita di fascino potrebbe essere: l’Italia, tolta la visione tedesca romantica e illuminante, è di colpo un paese come tutti gli altri. L’overdose provoca – paradossalmente – freddezza.

Ma il peggio doveva ancora venire. Da molti anni le notizie dall’Italia sono spesso e volentieri brutte notizie. Le peggiori sono quelle politiche: una nazione elegge Capo del Governo per tre volte Silvio Berlusconi, con il suo smisurato ego il personaggio politico più imbarazzante di tutta Europa, che ha cambiato la definizione di politica trasformandola in un self service dei propri interessi. A Roma il sindaco è un sobillatore del partito post-fascista. Tutt’intorno si muove una sinistra politica ingarbugliata in una eterna discussione irresponsabile ed infantile. Dal Parlamento arrivano immagini di deputati che si prendono a pugni. Così il paese è scivolato in una crisi economica e di credibilità. In tempi di crescita economica resta sempre indietro di circa un punto all’anno rispetto alla media OCSE. La disoccupazione giovanile è sopra il 20%, il debito pubblico è spropositato. In compenso cresce la spesa, la qualità della vita scende, il ceto medio si impoverisce. La Spagna supera l’Italia in ricchezza pro-capite. Si diffondono malumore, depressione, stanchezza. Romano Prodi, ex capo del governo, ha diagnosticato nei suoi concittadini “un sentimento estremo di paura”.

Come potrebbe il vecchio fascino del Sud superare le Alpi? Invece quel che giunge sono notizie dei cumuli di immondizia puzzolente e dell’incapacità dei politici di rimuoverli. Notizie di omicidi di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta. Notizie di razzismo e xenofobia. Di vino annacquato, di diossina nel formaggio. Di episodi di corruzione sui campi di calcio, di scontri tra tifoserie in cui ci scappa il morto, di infiltrazioni di estrema destra nelle curve di tifosi. Gli spettatori non vanno più allo stadio. Perfino il calcio, orgoglio nazionale italiano, si è ritrovato in crisi, e nemmeno l’insperata vittoria ai Mondiali del 2006 ha potuto trarre in inganno. Da tempo i giocatori tedeschi non cercano più fortuna tra il Brennero e Palermo.

Nessuno spiraglio in vista? Non c’è più molto da dire nemmeno su settori in cui la creatività italiana ha dato i suoi frutti migliori. Nessun Giorgio Strehler in teatro, nessun nome di spicco sulla scena letteraria, praticamente nessun film degno di nota, se si escludono l’intramontabile Roberto Benigni o l’occasionale Nanni Moretti. E anche nei teatri d’opera del mondo il più acclamato dei tenori non è più italiano, ma messicano.

Il paese è colpito da una malattia: la si potrebbe chiamare essere stufi di se stessi. La musica per dirlo l’ha composta Luciano Ligabue, il poeta e cantautore. Una canzone malinconica che si chiama “Buonanotte all’Italia”. Deve un po’ riposare, consiglia al suo paese, recuperare le forze. E’ attaccata alle flebo, con gli sfregi nel cuore. Il domani, dice, sembra in apnea.

Tutto questo non è passato inosservato. Se nel 1970 l’Italia era ancora la meta turistica più amata al mondo, oggi è scivolata al quinto posto. Una catastrofe per il settore turistico italiano, che ha un giro d’affari di oltre 156 miliardi di euro all’anno e che dà lavoro a un italiano su nove. “Il nostro paese corre il serio pericolo di non essere più visto come antico, ma come vecchio, non più come giardino d’Europa, ma come discarica”, scrive il quotidiano romano La Repubblica.

Solo i turisti tedeschi che scelgono i già citati 7051 chilometri di coste non sembrano particolarmente impressionati. Proprio l’anno scorso l’Italia si è assestata ancora una volta al primo posto tra i paesi di vacanza più amati dai tedeschi. Forse perché amano viaggiare dove si sentono un po’ come a casa, e in Italia trovano tutto ciò che si può trovare anche nei supermercati tedeschi.”

http://italiadallestero.info/

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E’ una rivoluzione, cosi’ il ministro Brunetta definisce il provvedimento sulla PA dopo l’ok della Camera.
Il testo passa ora al Senato dove Brunetta annuncerà ‘entro maggio’ (dopo l’ok di palazzo Madama e i decreti attuativi) il via libera alla riforma.
Il disegno di legge prevede: premi ai meritevoli e sanzioni per i dirigenti che non rispettano gli standard di efficienza; amministrazione piu’ trasparente e un’Authority ad hoc per sovrintendere alle funzioni di valutazione.
La PA diventerà finalmente efficiente?Speriamo.
Attualmente lo Stato spende più di 400 miliardi per i servizi ai cittadini ma con risultati deludenti,il clientelismo,la corruzione e fannulloni vari relegano la PA in un serbatoio senza fondo.
http://www.innovazionepa.gov.it/

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L’ambasciatore statunitense di origini italiane Ronald Spogli, dopo il mandato di 3 anni conferitogli da George W.Bush esprime giudizi con luci e ombre sul futuro dell’Italia.
Ecco le testuali parole:
“Perché l’economia italiana cresce così poco? Ci sono molte ragioni e sicuramente il fattore demografico svolge un ruolo importante. Ma penso che il cuore del problema risieda nelle politiche e nel clima economico.
L’Italia si colloca ripetutamente molto in basso nelle classifiche internazionali sulle
condizioni per fare business ed investire. Tutti conosciamo i problemi: una burocrazia pesante, un
mercato del lavoro rigido, la criminalità organizzata, la corruzione, la lentezza della giustizia, la
mancanza di meritocrazia e un sistema di istruzione che non risponde ai bisogni del ventunesimo
secolo.
In questi anni mi sono chiesto come mai gli italiani non reagiscano nel vedere costantemente il proprio paese agli ultimi posti delle classifiche sulla competitività mondiale. L’Italia non può mantenere lo status di potenza economica se i suoi risultati rimangono così bassi. Non voglio certo dire che un paese debba dipendere ciecamente da queste analisi economiche, ma esiste uno stretto legame tra i dati positivi di queste valutazioni e le economie che vanno meglio. Gli italiani dovrebbero sollecitare i cambiamenti per far crescere il paese e soprattutto cercare di costruire un consenso intorno ad essi.
Non avreste piacere nel vedere l’Italia risalire nelle classifiche internazionali e ottenere ogni anno
risultati migliori? Non sarebbe una ragione di orgoglio per i rappresentanti di tutti i partiti, di tutti i gruppi sociali e di tutte le generazioni?”

Domande sacrosante ma che non trovano risposta nell’attuale classe politica.

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