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Archive for settembre 2011

 Alla fine di Tangentopoli e con la scomparsa del pentapartito per opera della famigerata Procura “rossa” di Milano, l’Italia sembrava  essere avviata verso una possibile rinascita morale ed economica, lasciandosi indietro quell’alone di corruzione e malaffare che minava le fondamenta e quindi le istituzioni democratiche. Erano i primi anni ’90 quando i giudici Falcone e Borsellino venivano barbaramente trucidati dalla Mafia e il 1994 era l’anno della “discesa in campo” del Cavaliere, un ambiguo palazzinaro brianzolo con migliaia di miliardi di debiti sulla testa e un braccio destro di nome Marcello Dell’Utri. Riuscì a vincere le elezioni al primo colpo ma durò al potere poco meno di un anno. Oggi nel 2011, al terzo governo Berlusconi, viviamo qualcosa che ha dell’ incredibile. Nulla è cambiato dal 1992. E’ come se il paese fosse rimasto sotto una grande cupola di vetro e il tempo si fosse fermato inesorabilmente.  Il malaffare e la corruzione sono all’ordine del giorno, le varie cricche di faccendieri e cortigiani divorano il paese come zecche affamate di sangue, la criminalità organizzata sempre più potente ed infiltrata nel tessuto economico italiano, spolpa le ultime aziende sane della Nazione e blocca sul nascere la possibilità di crescita del meridione.

Non voglio divulgarmi sulle porcherie passate e quotidiane del Sultano, che ormai tutti conosciamo e ne abbiamo la nausea, ma ciò che colpisce è l’indifferenza e l’assuefazione del popolo. Il sistema mediatico berlusconiano ha atrofizzato letteralmente le menti degli Italiani, rendendoli impassibili e purtroppo non informati della realtà. Vi è mai capitato che un vostro amico vi abbia detto “Ma dopo Berlusconi, chi ci metti?”

Ecco, questo esempio ci da la conferma di come il suo impero mediatico sia riuscito a disintegrare la capacità intellettiva di una parte del paese e a canalizzare su se stesso l’idea di unico uomo possibile al comando. Berlusconi non è altro che un filo diretto della Prima Repubblica, un “residuato bellico” che è riuscito a fregare una Nazione.

La soluzione è solo una, tagliare il filo e ripartire per l’anno 2011. “Grande Giove!”

[Articolo pubblicato anche sul settimanale “Il Futurista”  http://www.ilfuturista.it/pietro-signani-ritorno-al-futuro/bloccati-nell-anno-1992.html]

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Siamo in un momento storico ed economico nel quale tutto viene tagliato, dai finanziamenti a ricerca e sviluppo, dalla cultura alle infrastrutture, dagli enti locali alla difesa. Eppure in questi giorni la maggioranza è riuscita ancora una volta a preferire gli interessi primari del Premier di Arcore a quelli del Paese. In commissione bilancio, il Partito Democratico, IDV e Terzo Polo avevano presentato un emendamento alla manovra sulla gara per le frequenze televisive che puntava a indire un’asta competitiva per l’assegnazione delle frequenze generate dal passaggio della televisione dalla tecnologia analogica a quella digitale. La proposta è finita contro il muro dei peones berlusconiani che hanno optato per assegnare gratis le frequenze digitali a Mediaset e Rai, senza che lo Stato guadagni un solo euro.

Eppure in questi giorni è in corso una competizione che riguarda le compagnie telefoniche, ovvero l’asta per l’assegnazione della futura rete 4G, i servizi multimediali dei nostri smartphone. La differenze tra le due gare è che per le frequenze televisive  l’Agcom e lo scagnozzo Romani(Ministro dello Sviluppo economico ma forse meglio dire Ministro di Mediaset)hanno optato per un beauty contest, mentre per le TLC una normale asta competitiva che frutterà allo Stato 3 miliardi di euro.

Quindi un asta che avrebbe potuto fruttare più di 2 miliardi di euro per lo Stato è stata relagata a Berlusconi e soci, in un momento nel quale viene tagliato ogni tipo di servizio. E’ un classico esempio del conflitto di interessi del Pifferaio di Arcore, sempre attento e preciso quando in mezzo ci sono le sue aziende.

Questa notizia ovviamente pochi la conosceranno visto che i principali TG sono sotto il controllo di Mediaset o hanno cortigiani come Minzolini al posto di comando. Avanti così.

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Ciò che stiamo vedendo in questi giorni è uno spettacolo imbarazzante, questa maggioranza non ha le capacità intellettuali,tecniche e morali per approvare uno straccio di manovra in un momento così difficile e decisivo per il futuro del paese. Abbiamo un Presidente del Consiglio  invischiato in scandali quotidiani e totalmente preso dai suoi problemi personali. Il governo non è riuscito a mettere in campo un singolo provvedimento per la crescita; liberalizzazioni, privatizzazioni e investimenti in ricerca e sviluppo sono parole misteriose e mai pronunciate dai promotori del BUNGA BUNGA.

Nel frattempo lo Spread con i Bund tedeschi schizza oltre i 340 punti e sorpassa i Bonos spagnoli, Madrid è riuscita in poco tempo ad approvare una manovra ben più credibile della nostra. L’unica soluzione è le dimissioni di questo manipolo di incompententi e affidare le sorti del paese ad un governo tecnico e di transizione che faccia scelte impopolari per il bene del paese. Vanno immediatamente varate riforme strutturali, dalla liberalizzazione delle professioni alle privatizzazioni dei carozzoni pubblici. Le caste che immobilizzano questo paese vanno immediatamente eliminate per poter liberare nuove risorse e rendere il mercato più flessibile. La burocrazia vero cancro di questo paese e che impedisce investimenti stranieri in terra italica,va estirpata senza indugio. Il governo del paese ha bisogno urgentemente di risorse umane con competenze tecniche elevate e che abbia credibilità in Europa. Come possiamo pensare di avere credibilità davanti agli occhi del mondo con un premier così screditato e ormai  definito clown nelle maggiori cancellerie del mondo ?

In questo momento il Monarca di Arcore è ostaggio di piccole bande di scagnozzi sparsi per il paese, tra puttanelle di basso borgo e misteriosi faccendieri sudamericani.  Come può questo uomo decidere le sorti di 60 milioni di cittadini?

[Nella foto Maurizio Gasparri presidente del gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà al Senato della Repubblica]

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