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Archive for the ‘Attualità’ Category

L’Italia è nata Romana e Cristiana non morirà Musulmana.

Ascoltate questa intervista e ve ne renderete conto,pensate se uno dicesse queste cose ad una radio di Teheran,il linciaggio in pubblica piazza sarebbe inevitabile.
Cosa dicono i buonisti di sinistra e i catto-comunisti pronti a difendere questi Musulmani?

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Con un cerimonia di apertura FANTASTICA nella quale ha partecipato Andrea Bocelli ed un’ organizzazione perfetta,chi esce vincente è certamente Roma ed Alemanno,perdente è l’ipocrisia di molti giornalisti d’oltremanica che non aspettano altro che denigrare il nostro paese con puerili critiche.

Oggi il The Guardian recitava :”In Inghilterra  la FA Cup si gioca sempre a Wembley. In Scozia, un ruolo simile è giocato da Hampden Park. Una finale di Champions League giocata ogni maggio a Roma avrebbe presto lo stesso irresistibile fascino». «Duemila anni dopo l’imperatore Augusto – scrive il Guardian – l’idea che tutte le strade portano a Roma ancora conserva un potente significato simbolico…. La capitale d’Italia ha un glamour e una vivacità con la quale poche città europee, e non certamente Bruxelles, possono competere…. Il confronto con la finale 2008 giocata Mosca, finita alla una ora locale, è tutto a favore di Roma». La domanda, per il Guardian, «è dunque ovvia: Perché non fare di Roma la sede fissa della finale di Champions?».

Per il resto onore ad Andrea Bocelli(Interista) che ha saputo dare un atmosfera ineguagliabile alla cerimonia con la colonna sonora de Il Gladiatore.

L’Italia sa sempre stupire.

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ide

E’ un sito che ho scoperto ormai da un anno,molto interessante e pieno di informazioni utili che in Italia vengono ignorate o messe in secondo piano.Spesso vado a commentare articoli inglesi,tedeschi o spagnoli con il mio solito spirito critico che mi contraddistingue  dalla massa e rimango allibito verso chi spara sentenze senza ragionarci sopra.Questo mi ha fatto capire che molta gente in Italia non accetta pensieri diversi dal loro,banalizzando ed insultando idee “non conformi”.

Anche il mio collega di Università Luca Malvolti ha deciso di non commentare più su questo sito,quindi invito tutti a chi volesse creare un ragionamento logico “non conforme” agli adepti di Beppe Grillo e Antonio Di Pietro di stare attenti a ciò che scrivete!

N.B

Bisogna ricordare  che gli amministratori del sito non effettuano(intelligentemente) assolutamente nessuna censura,ognuno è libero di scrivere ciò che vuole ma lo zoccolo duro dei lettori è apertamente schierato e pronto alla banale polemica.

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Il Peak Oil


E’ il picco della produzione massima mondiale di petrolio avvenuta negli anni ’70 dopodichè ha iniziato a declinare e il declino continua tuttora.

Raggiungere il Peak Oil significa avere consumato più o meno la metà di tutto il petrolio disponibile,quindi al giorno d’oggi siamo molto vicini all’esaurimento delle scorte.Non tutti sanno che i più grandi pozzi petroliferi che utilizziamo tuttora sono stati scoperti decenni e decenni fà e non ne sono stati trovati altri se non a grosse profondità causando quindi maggiori costi di estrazione e produzione.Come sapete il petrolio è un combustile fossile che si è formato durante milioni e milioni di anni e che ha permesso l’attuale benessere economico negli ultimi 100 anni in tutto l’occidente ,cosa potrà sostituire una tale risorsa così economica?Cosa succederà quando non si troveranno altre riserve?

Il vicino esaurimento delle scorte petrolifere potrebbe farci capire molte cose,come l’11 settembre 2001,l’invasione dell’Afghanistan e la guerra in Iraq.Perchè gli USA hanno militarizzato tutto il medioriente(truppe e basi sparse dall’Afghanistan,Iraq,Kuwait etc) che come sapete è la zona del mondo con le più grosse riserve petrolifere?

La risposta è semplice gli Usa sono consci del fatto che l’esaurimento scorte è vicino e sono pronti a prendere il controllo dei giganteschi pozzi medio-orientali.Pensate che l’invasione dell’Iraq e dell’Afghanista sia solo una guerra al terrorismo?Mandare centinaia di migliaia di soldati per trovare Bin Laden in una grotta o cacciare Saddam il “baffino del deserto” sia un operazione contro il terrorismo?Io ci credo poco sinceramente.Il piano coordinato dai falchi di Washington e dalla CIA è in atto,aspettiamoci nei prossimi decenni una guerra totale per il petrolio.

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I finanziamenti raggiunti dell’ enorme macchina militare statunitense hanno raggiunto la bellezza di 651,163,000,000  USD nel 2009;per rendervi conto dell’enormità di capitali investiti dagli americani vi ricordo che l’Italia spende poco più di 41 miliardi di dollari annui,e l’intera Unione Europea messa insieme 312,259,000,000 USD.

E’ quindi indubbia la supremazia americana  in mare,terra, aria e pure spazio;la seconda potenza militare in fatto di spesa annua è la Cina con 70,242,645,000 USD ma assai indietro come tecnologia e capacità di mobilitazione rapida;non dimentichiamo che gli Stati Uniti dispongono di 10 portaerei classe Nimitz a propulsione nucleare,delle vere e proprie potenze militari mobili che hanno una capacità di attacco pari a certi paesi,come ad esempio il Belgio o l’Olanda.Posso trasportare la bellezza di 90 mezzi aerei e hanno un equipaggio di circa 5200 uomini.Hanno una lunghezza di quasi 331 metri e sono larghe 41,l’autonomia è illimitata,si calcola circa 25 anni non stop di navigazione avendo reattori nucleari;l’unico impedimento sono le scorte di cibo che possono durare fino a 3 mesi.A pieno carico le portaerei classe Nimitz possono raggiungere le 110.000 tonnellate.Una singola portaerei viene a costare circa 5 miliardi di dollari.

Questa è una piccola descrizione di una parte della US NAVY,vi siete mai chiesti chi possa fare il furbo in giro per il mondo?

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Dopo l’immane tragedia che ha sconvolto l’Abruzzo e l’Italia intera,molti si chiedono e si interrogano se Giampolo Giuliani lo scienziato tecnico di laboratorio presso l’INFN dei Laboratori del Gran Sasso abbia veramente predetto questo terremoto su basi scientifiche e non su basi da stregoneria.

Ciò che è vero è che è stato denunciato per procurato allarme.

Ecco un video dove lo scienziato in un intervista di metà marzo parla di un temibile terremoto in arrivo.

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Riporto questo articolo pubblicato il 31 gennaio sul Tagesspiegel, molto eloquente ed emblatico rispecchia fedelmente l’attuale situazione politica,economica e sociale italiana.

“Era un grande amore. Sembrava indistruttibile. Ah, Italia – dov’è finito il tuo fascino?

Era un’erbetta dalle foglie piccole, verdi, dal profilo fittamente seghettato, come una foglia giovane di dente di leone. Si trovava sui banchi del mercato in piccoli mazzetti. E quando si chiedeva il nome della dimessa fogliolina, nella risposta si poteva avvertire una traccia di dolcezza: la verdura si chiama rughetta e si mette nell’insalata. Tutti lo sanno.

Invece non lo sapeva nessuno. Quanto meno nessun tedesco.

Questo succedeva a Roma a metà degli anni ’80, e chi allora portava con sé la rughetta, di ritorno dall’Italia, per metterla nell’insalata, poteva star sicuro di fare un figurone a tavola: che gusto meraviglioso, leggermente amarognolo, quasi di noce. La rughetta in tedesco si chiamava Runzelchen. Erano i tempi in cui in Italia si potevano ancora fare delle scoperte.

Non ci è voluto molto perché la fogliolina verde intraprendesse un lungo viaggio verso Nord. Ha valicato le Alpi, si è fermata inizialmente nei negozietti chic di specialità gastronomiche di Monaco di Baviera, ha cambiato il suo nome diventando rucola, come la chiamano nel Nord Italia, si è propagata sempre più a settentrione, in campi sempre più freddi, è entrata ben presto in ogni insalata e sulla metà delle pizze, infine ha fatto la sua comparsa in supermercati dai nomi tipicamente italiani come Bolle o Tengelmann.

E basterebbe questo ad illustrare il cuore di quel grande cambiamento che sta avvenendo da alcuni anni nei rapporti tra Germania e Italia. E’ la storia di una disillusione, è la storia della fine del richiamo del Sud. E’ la storia di una perdita storica.

Perché in tutte le epoche precedenti l’Italia è sempre stata il luogo eletto del desiderio di chi stava a Nord, in particolare dei tedeschi. Meta dei pellegrini devoti al Papa, meta delle classi agiate assetate di conoscenza che si soffermavano estasiate tra le antiche rovine sotto un cielo eternamente azzurro e si immaginavano un’anima romana classica. Finalmente sono arrivato nella capitale del mondo, il luogo più bello sulla terra, gioiva Goethe nel suo viaggio in Italia mentre varcava Porta del Popolo ed entrava nel territorio di Roma, dove si sentì come “rinato”. E quasi nessuno dei suoi colleghi poeti che avesse un’alta opinione di se’ sfuggiva alla sognante ammirazione per l’Italia, da Heinrich Heine a Peter Schneider. L’Italia era il luogo del perfetto compimento letterario e della maturità artistica. Seguirono i pittori, che rappresentarono romantici idilli, immagini della vita semplice e bucolica, bellezze dormienti negli oliveti.

Roma e Firenze, la Sicilia e Napoli – l’Italia era la terra promessa dei tedeschi. Forse anche perché, sotto il sole del Sud, oltre a tutte le bellezze artistiche e paesaggistiche, si poteva scoprire anche un contraltare all’accuratezza e all’amore per l’ordine della Germania, la promessa di una libertà e di una gioia dei sensi quasi sconosciute ai rigidi cuori tedeschi.

Quel che prima era riservato a pochi benestanti, diventò negli anni ‘50 del secolo scorso un fenomeno di massa. La motorizzazione diffusa portò ad una calata su città e spiagge italiane, e sui pescatori di Capri – bella, bella, bella Marie, non mi scordare mai! L’Italia era il luogo dell’evasione estiva dei tedeschi del miracolo economico, la costa adriatica tra Jesolo e Rimini il luogo dove arrostirsi al sole. E tornando a casa non portavano con sé solo le scottature, ma spesso e volentieri anche panciute bottiglie di vino rivestite di paglia che in italiano si chiamavano fiaschi e il cui contenuto era particolarmente apprezzato. I tedeschi impararono a conoscere gli spaghetti, e appresero che non si tagliano con il coltello. Quando avevano svuotato la bottiglia di Chianti, mettevano una candela nell’apertura e la conservavano sulla libreria come ricordo estivo.

Non ci volle molto perché si sviluppasse una nuova ondata turistica, completamente diversa, diretta verso le coste italiane. Cominciarono ad amare l’Italia soprattutto coloro che in precedenza avevano guardato con disprezzo alle migrazioni estive di massa dei Germani. Era la fine degli anni ’60, l’inizio degli anni ’70, quando nacque una nuova curiosità per il paese del Sud. Gli intellettuali scoprirono che non c’erano solo 7051 chilometri di bellissime spiagge, ma anche un serbatoio unico di testimonianze storiche ed artistiche.

Non erano solo le rovine del passato ad entusiasmarli, ma anche il presente estremamente vivace. Forse era proprio questa la cosa più eccitante: dal Sud arrivava una nuova speranza a mitigare la delusione di coloro che, dopo i moti del ’68, rischiavano di affondare nella confusione. In Italia si poteva vedere in azione un partito comunista forte quasi quanto i democristiani, che governavano da quella che sembrava ormai un’eternità. E che partito: non i grigi burocrati di Mosca o di Berlino Est, ma un partito che stava intraprendendo la famosa “terza via”, i comunisti europei di Enrico Berlinguer. Il paese sembrava un laboratorio politico nel quale nulla era impossibile. Rudi Dutschke trasformò questa speranza insperata in euforiche dichiarazioni: “Sì, Italia!” titolava un suo articolo sulla rivista “konkret”. L’Italia non era più solo il paese della carne debole che si rosolava al sole dell’Adriatico, ma era diventato un paese-guida, una sfida agli intellettuali. E le sue località di svago anche. Comprarono vecchi casali in Toscana, li ristrutturarono spendendo parecchi soldi e scoprirono con soddisfazione che in Italia non solo la politica era più creativa che in Germania – ma anche la viticoltura.

E le edizioni Wagenbach fornirono i libri giusti da tenere sul comodino. Se prima in Germania si conoscevano al massimo le storie, apprezzabili ma piuttosto reazionarie, di Don Camillo e Peppone o al massimo un paio di romanzi di Alberto Moravia (principalmente a causa di determinati “passaggi”), all’improvviso saltarono fuori nomi nuovi: Italo Calvino, Umberto Eco, Giorgio Manganelli, Pier Paolo Pasolini, Primo Levi, Natalia Ginzburg, Gavino Ledda, Luigi Malerba, Antonio Tabucchi e molti altri. E inoltre Dario Fo, autore teatrale pungente e dissacrante. La Fiera del Libro di Francoforte del 1987 si trasformò in una passerella letteraria per il paese ospite, l’Italia.

Ovunque si avvertiva questo fermento proveniente da Sud. Al cinema si impararono a conoscere Visconti, Fellini, Antonioni; ne “La Dolce Vita” Anita Ekberg si muoveva come una dea nella Fontana di Trevi, Marcello Mastroianni con una sigaretta in bocca era l’uomo più bello del mondo e Claudia Cardinale aveva gli occhi più neri. In pittura spopolavano i “nuovi selvaggi” della Transavanguardia, Francesco Clemente, Sandro Chia, Enzo Cucchi. Sulla scena musicale erano i Cantautori [in italiani nel testo] a far parlare di sé, i poeti come Lucio Dalla e Fabrizio De André. Nel campo del design la macchina da scrivere rosso fuoco “Valentine” della Olivetti otteneva un posto d’onore al MoMA di New York. E dove c’era così tanto fermento, nemmeno l’economia poteva rimanere indietro: negli anni ’80 il Paese si assestò al quinto posto tra i paesi più potenti al mondo, superando la Gran Bretagna. La stampa la definiva “la locomotiva italiana”. Perfino il calcio non voleva essere da meno, e improvvisamente anche la radicata mentalità del catenaccio – pur se per poco tempo – apparve superata; la “serie A” era il campionato più difficile del mondo; Milan, Inter, Juve, Roma erano le mete sognate da ogni calciatore tedesco che avesse voglia di spostarsi.

Ma il più grande, il più bello, il più riuscito miracolo italiano è avvenuto in tutt’altro campo: quello del gusto. Si accusano sempre gli americani di aver colonizzato il mondo intero. Ma l’imperialismo statunitense non è nulla a confronto dell’imperialismo gastronomico degli italiani. La pizza è diventata piatto principale e alimento fondante della generazione che non ha più tempo di cucinare, la pasta fa parte del repertorio standard di ricette da Hammerfest a Kapstadt, l’aceto balsamico si trova perfino nelle cucine della Bassa Sassonia e la domanda di prosciutto di Parma è così elevata che per produrlo vengono trasportati nel Nord Italia perfino maiali bavaresi. La ciabatta ha spodestato la baguette, il prosecco è il rifugio di tutte le casalinghe disperate di questo mondo, la grappa è Nonino, il caffè Illy o al massimo Lavazza, e le macchinette per prepararlo sono Gaggia o Pavoni. Qualcuno si ricorda forse ancora delle bustine Melitta?

Tutto il mondo è invaso dallo stile di vita italiano. Da tempo all’Italia sta stretto lo Stivale, ha varcato i suoi confini, ha valicato le Alpi e solcato gli oceani, si è stabilita in tutto il mondo. Nei supermercati, nelle boutique, nei ristoranti, nei negozi di arredamento. Non è più necessario cercare l’Italia, non serve più aspettare l’Italia, la verità è: ci siamo già. La zuccheriera è Alessi, il vestito è Armani, la borsa Gucci, la cravatta Fendi, il profumo Laura Biagiotti. E l’olio d’oliva, prima spremitura, viene direttamente dal commerciante di vini all’angolo. Lui conosce un frantoio eccezionale, nell’entroterra ligure, un consiglio speciale.

L’Italia è ovunque. Ciò che una volta era esotico è diventato familiare. Quel che è iniziato con la rughetta non finirà con la rucola, non ancora.

Il far proprio ciò che era lontano, però, ha svelato tutti i segreti. Ha distrutto l’aura di eccezionalità, ha reso piccolo quel che era grande, consueto quel che era inconsueto. Italia qui, Italia là. Quotidianità invece che estraneità. Svendita dell’originalità. Niente più da aspettarsi, tanto è già tutto qui.

Il risultato di questa perdita di fascino potrebbe essere: l’Italia, tolta la visione tedesca romantica e illuminante, è di colpo un paese come tutti gli altri. L’overdose provoca – paradossalmente – freddezza.

Ma il peggio doveva ancora venire. Da molti anni le notizie dall’Italia sono spesso e volentieri brutte notizie. Le peggiori sono quelle politiche: una nazione elegge Capo del Governo per tre volte Silvio Berlusconi, con il suo smisurato ego il personaggio politico più imbarazzante di tutta Europa, che ha cambiato la definizione di politica trasformandola in un self service dei propri interessi. A Roma il sindaco è un sobillatore del partito post-fascista. Tutt’intorno si muove una sinistra politica ingarbugliata in una eterna discussione irresponsabile ed infantile. Dal Parlamento arrivano immagini di deputati che si prendono a pugni. Così il paese è scivolato in una crisi economica e di credibilità. In tempi di crescita economica resta sempre indietro di circa un punto all’anno rispetto alla media OCSE. La disoccupazione giovanile è sopra il 20%, il debito pubblico è spropositato. In compenso cresce la spesa, la qualità della vita scende, il ceto medio si impoverisce. La Spagna supera l’Italia in ricchezza pro-capite. Si diffondono malumore, depressione, stanchezza. Romano Prodi, ex capo del governo, ha diagnosticato nei suoi concittadini “un sentimento estremo di paura”.

Come potrebbe il vecchio fascino del Sud superare le Alpi? Invece quel che giunge sono notizie dei cumuli di immondizia puzzolente e dell’incapacità dei politici di rimuoverli. Notizie di omicidi di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta. Notizie di razzismo e xenofobia. Di vino annacquato, di diossina nel formaggio. Di episodi di corruzione sui campi di calcio, di scontri tra tifoserie in cui ci scappa il morto, di infiltrazioni di estrema destra nelle curve di tifosi. Gli spettatori non vanno più allo stadio. Perfino il calcio, orgoglio nazionale italiano, si è ritrovato in crisi, e nemmeno l’insperata vittoria ai Mondiali del 2006 ha potuto trarre in inganno. Da tempo i giocatori tedeschi non cercano più fortuna tra il Brennero e Palermo.

Nessuno spiraglio in vista? Non c’è più molto da dire nemmeno su settori in cui la creatività italiana ha dato i suoi frutti migliori. Nessun Giorgio Strehler in teatro, nessun nome di spicco sulla scena letteraria, praticamente nessun film degno di nota, se si escludono l’intramontabile Roberto Benigni o l’occasionale Nanni Moretti. E anche nei teatri d’opera del mondo il più acclamato dei tenori non è più italiano, ma messicano.

Il paese è colpito da una malattia: la si potrebbe chiamare essere stufi di se stessi. La musica per dirlo l’ha composta Luciano Ligabue, il poeta e cantautore. Una canzone malinconica che si chiama “Buonanotte all’Italia”. Deve un po’ riposare, consiglia al suo paese, recuperare le forze. E’ attaccata alle flebo, con gli sfregi nel cuore. Il domani, dice, sembra in apnea.

Tutto questo non è passato inosservato. Se nel 1970 l’Italia era ancora la meta turistica più amata al mondo, oggi è scivolata al quinto posto. Una catastrofe per il settore turistico italiano, che ha un giro d’affari di oltre 156 miliardi di euro all’anno e che dà lavoro a un italiano su nove. “Il nostro paese corre il serio pericolo di non essere più visto come antico, ma come vecchio, non più come giardino d’Europa, ma come discarica”, scrive il quotidiano romano La Repubblica.

Solo i turisti tedeschi che scelgono i già citati 7051 chilometri di coste non sembrano particolarmente impressionati. Proprio l’anno scorso l’Italia si è assestata ancora una volta al primo posto tra i paesi di vacanza più amati dai tedeschi. Forse perché amano viaggiare dove si sentono un po’ come a casa, e in Italia trovano tutto ciò che si può trovare anche nei supermercati tedeschi.”

http://italiadallestero.info/

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