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Archive for the ‘Politica Estera’ Category

A quanto pare non è bastata una guerra tra Argentina e Regno Unito per mettere a fine alle rivendicazioni sulle isole Falkland (chiamate Malvinas dagli argentini), infatti negli ultimi mesi è esplosa nuovamente la tensione tra il paese di sua Maestà e lo stato sudamericano. Il ministro degli esteri argentino  ha denunciato all’Onu l’arrivo di truppe e naviglio pesante della Royal Navy, tra cui il cacciatorpediniere HMS Dauntless e un sottomarino a propulsione nucleare classe Vanguard, unità che hanno un’autonomia di navigazione illimitata e basata esclusivamente sulle scorte di cibo per l’equipaggio. La classe Vanguard come tutti i sottomarini del tipo SSBN sono stati progettati per poter usufruire della potenza di fuoco e del quasi illimitato raggio d’azione dei missili balistici intercontinentali Trident, ovviamente dotati di testate nucleari. Il governo britannico non ha ammesso la presenza di sottomarini nucleari, la loro esclusiva capacità di deterrenza nucleare e importanza geostrategica impedisce alle autorità militari di confermare.

[ Sottomarino britannico, Classe Vanguard]

Difficilmente ci sarà un escalation militare, l’Argentina negli ultimi anni si sta riprendendo da una crisi economica devastante e il  settore della Difesa è indietro 30 anni rispetto alle British Armed Forces. Un altro elemento da non sottovalutare è l’atteggiamento ostile di tutti i paesi sudamericani che si affacciano sull’atlantico verso le dimostrazioni di forza e di bullismo degli inglesi, i quali hanno appoggiato le richieste di Buenos Aires nell’ impedire a qualsiasi nave militare battente bandiera britannica di approdare nelle loro coste.

Perchè tutta questa rivalità per delle fredde e sperdute isole situate nel sud dell’Atlantico?

La prima risposta è sicuramente a causa della possibile presenza di giacimenti petroliferi, assolutamente strategici per tutti e 2 i paesi e ancora di più per l’Argentina, economia emergente.  La seconda motivazione si evince da una sconfitta militare mai accettata dal popolo argentino e vista come un’ umiliazione  perpetuata da un paese distante anni luce sia culturalmente che geograficamente dal loro territorio. La terza motivazione è sicuramente la volontà del Regno Unito di mantenere lo status di potenza globale (ex imperiale) e di essere in grado di proiettare uomini e mezzi  in qualsiasi punto del globo per far rispettare la sovranità del popolo britannico e di Sua Maestà Queen Elizabeth II.

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Ancora non è ufficiale ma quasi. L’azienda aeronautica francese Dassault sta per piazzare 126 caccia multiruolo Rafale per un valore di oltre 10 miliardi di euro, sbaragliando la concorrenza del consorzio europeo Eurofighter composto dall’italiana Finmeccanica,  dalla britannica BAE Systems e dall’ispano-tedesca EADS.  Gli inglesi fanno trapelare un certo nervosismo, soprattutto il Premier Cameron, sbottando e criticando apertamente la decisione della loro ex colonia indiana. L’inquilino di Downing Street ha puntualizzato che l’Eurofighter Typhoon sia nettamente superiore al concorrente franceseDalla Germania invece non arrivano critiche ma fanno notare che il contratto non sia ancora stato firmato e ci siano dei piccoli margini per ribaltare questa guerra fratricida europea. Da Roma bocche cucite e silenzio fragoroso.

Se come sembra il contratto verrà firmato dagli indiani, sarà ossigeno puro per l’industria francese e in particolare per la linea di montaggio della Dassault, che si è beccata risposte negative in giro per il mondo, dal Brasile al Marocco, dagli Emirati Arabi alla Svizzera. Decisivo è stato il viaggio in India del Presidente Sarkozy, che ha promesso appoggio politico per la candidatura di New Delhi per un seggio permanente all’ONU.

Fonti di Bruxelles fanno trapelare grande delusione ma anche rabbia per una Francia ancora legata e nostalgica della strategia gollista, ovvero la necessità impellente di essere indipendenti sia militarmente che industrialmente dagli alleati. In effetti la Francia, insieme ad altri pochi paesi come gli Usa, Cina e Russia sono in grado di produrre ogni tipo di armamento senza aiuti esterni. Questa strategia isolazionista, portata avanti dal Generale Charles de Gaulle è ormai miope e vetusta, sia dal punto di vista economico e finanziario, (sviluppare il caccia Rafale è costato alla Francia 45 miliardi di euro)  che dal punto vista tecnologico. L’Eurofighter Typhoon è considerato da tutti gli osservatori come superiore al cugino francese.

Questa guerra commerciale tra nazioni europee,  fa intuire come sia ancora lontana l’idea di un unione economica e politica vera dell’Europa, un Europa oggi unita dalla sola moneta.

[nella foto il Generale Charles de Gaulle]

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La linea dura di Berlino inizia a creare dubbi nell’establishment teutonico visto che la rigidità fiscale richiesta dal governo di Angela Merkel sta diffondendo astio e forti sentimenti anti-tedeschi in paesi come la Grecia e Portogallo ormai ridotti al baratro. Pensate che oggi un gigante come Apple capitalizza in borsa circa 400 miliardi di dollari, superando il PIL di paesi come la stessa Grecia, Argentina, Austia, e Sud Africa.

Un personaggio influente in Germania, come l’ex presidente della Confindustria tedesca Hans Olaf Henkel ritiene che sia oppurtuno abbandonare l’euro come lo conosciamo oggi e creare un euro del nord, il NEURO, insieme a paesi come Finlandia, Austria e Olanda.  Ma questa tesi non è sposata dal grosso dell’industria tedesca che resta tuttavia schierata con l’euro e i vantaggi che ha portato in questo decennio alla Repubblica Federale. Infatti molti imprenditori sono convinti che qualsiasi costo pagherà la Germania per l’austerità fiscale in Europa sarà comunque inferiore ai benifici che l’euro porta e porterà a Berlino.

La Germania con l’ euro abbastanza debole sul dollaro è assai avvantaggiata da questa situazione, riuscendo ad esportare molti più beni rispetto ad un ipotetico super marco che avrebbe complicato tantissimo l’esportazioni in Europa e nel mondo.

Uno studio di McKinsey stima che circa 165 miliardi di euro siano arrivati nelle casse del Bundesministerium der Finanzen ( Il Ministero delle Finanze) solo per l’adesione all’euro.

Finchè alla Germania andrà bene e l’economia tirerà abbastanza, la rigidità di Berlino rimarrà intatta ma gli ultimi declassamenti dei debiti sovrani, vedi la Francia, possono cambiare le carte in tavola, il Presidente della République Française ha detto chiaramente che l’Europa sta pagando l’ortodossia teutonica sui bilanci e ciò può provocare una recessione molto pericolosa.

L’unica soluzione alla crisi finanziaria sono gli Eurobond, ovvero emettere debito comune in tutta l’Europa e unificare i debiti sovrani, ma finchè non ci sarà un “jawohl” dal Bundestag è solo aria fritta.

Non sarà facile convincere i tedeschi a pagare  400.000 auto blu italiane o 28.000 forestali italiani. La lista è lunga.

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Mentre l’Europa vive la peggiore  crisi economica e finanziaria dalla Seconda Guerra Mondiale, il Presidente degli Stati Uniti d’America  Barack Obama, è volato nella terra dei canguri, l’Australia. La visita ha l’obiettivo di rinsaldare l’alleanza con il paese oceanico e ribadire l’influenza strategica degli Yankee nella regione dell’Asia pacifico. Obama manderà infatti quasi 3000 marines nel paese, specificando che serviranno a garantire la sicurezza dei mari e quindi le vie commerciali.

Il vero obiettivo della strategia americana è però ben altro. Il varo della prima portaerei cinese Varjag  ha creato qualche malumore ai falchi di Washington, che non accettano in alcun modo l’espansione cinese nell’area dell’Asia pacifico, zona ormai di primaria importanza visti gli interessi economici in gioco e hanno quindi pensato di ricordare a Pechino chi comanda da quelle parti. Non dimentichiamoci che nel Pacifico operano attualmente 2 flotte navali Usa, la Terza flotta con base a San Diego e la Settima flotta basata a Yokosuka vicino alla baia di Tokyo. La presenza navale è quindi assai notevole, solo queste 2 flotte hanno a disposizione 6 portaerei classe Nimitz da oltre 100.000 tonnellate l’una con 85 aerei da combattimento ciascuna.

Pechino quindi non ha attualmente le capacità militari di rispondere alla potenza navale americana ma può stare solo a guardare. Il portavoce del ministro degli esteri cinese ha dichiarato : «Non si comprende perché si debba intensificare e espandere l’alleanza militare con l’Australia: non dovrebbe essere l’interesse dei due Paesi in questa regione»

Pechino fa capire chiaramente quanto sia fastidiosa la presenza militare degli Yankee vicino alle loro coste e quanto la Cina abbia bisogno di rafforzare la propria Marina Militare assai inferiore come numeri e mezzi e ancora deteriminante per l’influenzare gli equilibri in un oceano un tempo dominato dall’Impero Giapponese.

[Oggi in Indonesia, il premier cinese Wen Jiabao ha messo in guardia contro qualsiasi interferenza esterna nel Mar Cinese Meridionale]

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L’Europa e l’euro si trovano al punto di non ritorno.  Lo spread dei titoli di stato italiani, spagnoli, belgi e francesi hanno toccato oggi nuovi record storici e  fanno indubbiamente capire che il contagio sia appena iniziato e la soluzione alla crisi del debito sia bel lontana dall’ essere risolta.

Riavvolgendo il nastro indietro di poche settimane , possiamo concordare che le risatine di Sarkozy sull’affidabilità dell’ Italia rischiano di rivelarsi un pericoloso boomerang in faccia per la grandeur francese,  infatti la cosiddetta tripla A è a rischio bocciatura imminente visto che il deficit pubblico transalpino è  vicino al 7%( quello dell’ Italia è del 3,9%) e il differenziale con i Bund tedeschi ha sfondato quota 200 punti base(come noi a giugno), per non parlare della crescita economica ormai sotto l’1% per il 2011.

Il vero problema di questa crisi Europea nasce dal ruolo della BCE che ha poteri dimezzati rispetto alla FED o alle banche centrali inglesi o giapponesi,  infatti la Banca Centrale Europea non può stampare moneta viste le resistenze della Germania, timorosa e impaurita dal pericolo inflazione e dall’ uniformare la casa Europea .  L’unica soluzione al problema è che la BCE inizi a emettere moneta o che vengano emessi Eurobond comuni a tutta l’Europa, questo fermerebbe immediatamente la speculazione contro i singoli Stati . La Germania d’altro canto non accetta di pagare le mancanze e le debolezze dei paese più deboli e indebitati che hanno speso senza alcun ritegno e si ostina quindi a negare qualsiasi progetto di più ampia visione.

La caduta del sire di Arcore e l’approdo del Prof. Mario Monti  esperto conoscitore degli affari comunitari, può certamente aiutare l’Italia a sedersi ai tavoli Europei per approntare una “core euro zone” ovvero una zona euro ristretta con i Paesi più forti, Germania, Francia, Olanda , Austria ed escludendo i paesi periferici come Portogallo, Grecia e Irlanda. Difficilmente l’Italia potrà rimanere fuori da questo nocciolo duro,  i tedeschi non saranno così ingenui da lasciare un paese come l’Italia, molto forte nel settore manifatturiero e per di più con una moneta più debole rispetto a loro. Di conseguenza le esportazioni tedesche subirebbero un contraccolpo notevole, e per la Germania sarebbe come avere una piccola Cina a qualche centinaia di Km di distanza da casa. Un incubo per Berlino. I prodotti italiani sarebbero più convenienti dei prodotti tedeschi nel mercato Europeo e mondiale.

Il lavoro che spetterà a Monti non sarà facile ma difficilissimo, infatti il discredito degli investitori e dell’Europa verso l’Italia causato dal Governo Berlusconi è notevole. Ciò che accadrà e si deciderà nelle prossime settimane sarà decisivo per le sorti del Vecchio Continente ma le decisioni cruciali saranno prese al Bundestag.

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Il 20 gennaio del 1961 John Fitzgerald Kennedy pronunciò questa storica frase:

“NON CHIEDERTI COSA IL TUO PAESE PUO’ FARE PER TE, CHIEDITI COSA TU PUOI FARE PER IL TUO PAESE”

Il Popolo Italiano nel referendum del 12 e 13 giugno ha dimostrato che la partecipazione popolare alla vita democratica è il primo pilastro per un cambiamento necessario.

 

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E’ ormai chiara e lampante la strategia di Parigi. I francesi sono stati i primi a bombardare la nostra ex colonia libica con i suoi caccia RAFALE  e i primi a riconoscere il fronte dei ribelli. Sarkò giustamente vuole porsi in prima posizione per un nuovo governo post-raiss ed essere in prima linea per i probabili nuovi contratti negli appalti dei giganteschi pozzi petroliferi libici in mano prevalentmente al colosso italiano ENI.

La strategia italiana appare scorbutica e piena di incoerenza, infatti si passa dal famoso baciamano di Berlusconi al Raiss, ai bombardamenti dei nostri Tornado alle postazioni radar libiche. La posizione del governo di Roma sembra essere di secondo piano visto che la catena di comando verrà affidata a Londra e a Parigi, relegando l’Italia di fatto a partner di serie B e tenuta fuori dalle decisioni cruciali. Anche i britannici sembrano molto lucidi nel perseguire la scia della Francia, il falco conservatore Cameron ha già spedito da un mese un centinaio di uomini dei reparti speciali SAS con il compito di guidare la rivolta di Bengasi.

Prevedibile la decisione della Germania, visto anche il suo difficile passato Berlino non può permettersi di inviare i suoi caccia a bombardare a casaccio il Nord-Africa senza una reale interesse ma anzi ha fiutato un probabile impantanamento della missione. I dubbi del Reichstag sono condivisibili, dopo i raid che succederà? Il raiss si farà da parte? Non credo proprio. Fonti dell’esercito italiano spiegano che neutralizzare le postazione radar non servirà certo a impedire ai miliziani del Raiss le continue scorribande nella Cirenaica.

Insomma l’Italia si è trovata costretta ad aderire a questa coalizione a guida franco-brittanica per guardare da vicino l’evolversi della situazione ma anche per il suo passato di potenza coloniale e gli innumerevoli interessi economici. Chi per ora sembra perdere in questa partita sembra essere solo Roma, forse l’unica capitale che avrebbe dovuto guidare la coalizione, ma come sappiamo Berlusconi ha altro a cui pensare.

[Nella foto la portaerei a propulsione nucleare Charles de Gaulle della Marina militare francese]

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