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Tensioni nel Pacifico

Mentre l’Europa vive la peggiore  crisi economica e finanziaria dalla Seconda Guerra Mondiale, il Presidente degli Stati Uniti d’America  Barack Obama, è volato nella terra dei canguri, l’Australia. La visita ha l’obiettivo di rinsaldare l’alleanza con il paese oceanico e ribadire l’influenza strategica degli Yankee nella regione dell’Asia pacifico. Obama manderà infatti quasi 3000 marines nel paese, specificando che serviranno a garantire la sicurezza dei mari e quindi le vie commerciali.

Il vero obiettivo della strategia americana è però ben altro. Il varo della prima portaerei cinese Varjag  ha creato qualche malumore ai falchi di Washington, che non accettano in alcun modo l’espansione cinese nell’area dell’Asia pacifico, zona ormai di primaria importanza visti gli interessi economici in gioco e hanno quindi pensato di ricordare a Pechino chi comanda da quelle parti. Non dimentichiamoci che nel Pacifico operano attualmente 2 flotte navali Usa, la Terza flotta con base a San Diego e la Settima flotta basata a Yokosuka vicino alla baia di Tokyo. La presenza navale è quindi assai notevole, solo queste 2 flotte hanno a disposizione 6 portaerei classe Nimitz da oltre 100.000 tonnellate l’una con 85 aerei da combattimento ciascuna.

Pechino quindi non ha attualmente le capacità militari di rispondere alla potenza navale americana ma può stare solo a guardare. Il portavoce del ministro degli esteri cinese ha dichiarato : «Non si comprende perché si debba intensificare e espandere l’alleanza militare con l’Australia: non dovrebbe essere l’interesse dei due Paesi in questa regione»

Pechino fa capire chiaramente quanto sia fastidiosa la presenza militare degli Yankee vicino alle loro coste e quanto la Cina abbia bisogno di rafforzare la propria Marina Militare assai inferiore come numeri e mezzi e ancora deteriminante per l’influenzare gli equilibri in un oceano un tempo dominato dall’Impero Giapponese.

[Oggi in Indonesia, il premier cinese Wen Jiabao ha messo in guardia contro qualsiasi interferenza esterna nel Mar Cinese Meridionale]

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L’Europa al bivio

L’Europa e l’euro si trovano al punto di non ritorno.  Lo spread dei titoli di stato italiani, spagnoli, belgi e francesi hanno toccato oggi nuovi record storici e  fanno indubbiamente capire che il contagio sia appena iniziato e la soluzione alla crisi del debito sia bel lontana dall’ essere risolta.

Riavvolgendo il nastro indietro di poche settimane , possiamo concordare che le risatine di Sarkozy sull’affidabilità dell’ Italia rischiano di rivelarsi un pericoloso boomerang in faccia per la grandeur francese,  infatti la cosiddetta tripla A è a rischio bocciatura imminente visto che il deficit pubblico transalpino è  vicino al 7%( quello dell’ Italia è del 3,9%) e il differenziale con i Bund tedeschi ha sfondato quota 200 punti base(come noi a giugno), per non parlare della crescita economica ormai sotto l’1% per il 2011.

Il vero problema di questa crisi Europea nasce dal ruolo della BCE che ha poteri dimezzati rispetto alla FED o alle banche centrali inglesi o giapponesi,  infatti la Banca Centrale Europea non può stampare moneta viste le resistenze della Germania, timorosa e impaurita dal pericolo inflazione e dall’ uniformare la casa Europea .  L’unica soluzione al problema è che la BCE inizi a emettere moneta o che vengano emessi Eurobond comuni a tutta l’Europa, questo fermerebbe immediatamente la speculazione contro i singoli Stati . La Germania d’altro canto non accetta di pagare le mancanze e le debolezze dei paese più deboli e indebitati che hanno speso senza alcun ritegno e si ostina quindi a negare qualsiasi progetto di più ampia visione.

La caduta del sire di Arcore e l’approdo del Prof. Mario Monti  esperto conoscitore degli affari comunitari, può certamente aiutare l’Italia a sedersi ai tavoli Europei per approntare una “core euro zone” ovvero una zona euro ristretta con i Paesi più forti, Germania, Francia, Olanda , Austria ed escludendo i paesi periferici come Portogallo, Grecia e Irlanda. Difficilmente l’Italia potrà rimanere fuori da questo nocciolo duro,  i tedeschi non saranno così ingenui da lasciare un paese come l’Italia, molto forte nel settore manifatturiero e per di più con una moneta più debole rispetto a loro. Di conseguenza le esportazioni tedesche subirebbero un contraccolpo notevole, e per la Germania sarebbe come avere una piccola Cina a qualche centinaia di Km di distanza da casa. Un incubo per Berlino. I prodotti italiani sarebbero più convenienti dei prodotti tedeschi nel mercato Europeo e mondiale.

Il lavoro che spetterà a Monti non sarà facile ma difficilissimo, infatti il discredito degli investitori e dell’Europa verso l’Italia causato dal Governo Berlusconi è notevole. Ciò che accadrà e si deciderà nelle prossime settimane sarà decisivo per le sorti del Vecchio Continente ma le decisioni cruciali saranno prese al Bundestag.

 Alla fine di Tangentopoli e con la scomparsa del pentapartito per opera della famigerata Procura “rossa” di Milano, l’Italia sembrava  essere avviata verso una possibile rinascita morale ed economica, lasciandosi indietro quell’alone di corruzione e malaffare che minava le fondamenta e quindi le istituzioni democratiche. Erano i primi anni ’90 quando i giudici Falcone e Borsellino venivano barbaramente trucidati dalla Mafia e il 1994 era l’anno della “discesa in campo” del Cavaliere, un ambiguo palazzinaro brianzolo con migliaia di miliardi di debiti sulla testa e un braccio destro di nome Marcello Dell’Utri. Riuscì a vincere le elezioni al primo colpo ma durò al potere poco meno di un anno. Oggi nel 2011, al terzo governo Berlusconi, viviamo qualcosa che ha dell’ incredibile. Nulla è cambiato dal 1992. E’ come se il paese fosse rimasto sotto una grande cupola di vetro e il tempo si fosse fermato inesorabilmente.  Il malaffare e la corruzione sono all’ordine del giorno, le varie cricche di faccendieri e cortigiani divorano il paese come zecche affamate di sangue, la criminalità organizzata sempre più potente ed infiltrata nel tessuto economico italiano, spolpa le ultime aziende sane della Nazione e blocca sul nascere la possibilità di crescita del meridione.

Non voglio divulgarmi sulle porcherie passate e quotidiane del Sultano, che ormai tutti conosciamo e ne abbiamo la nausea, ma ciò che colpisce è l’indifferenza e l’assuefazione del popolo. Il sistema mediatico berlusconiano ha atrofizzato letteralmente le menti degli Italiani, rendendoli impassibili e purtroppo non informati della realtà. Vi è mai capitato che un vostro amico vi abbia detto “Ma dopo Berlusconi, chi ci metti?”

Ecco, questo esempio ci da la conferma di come il suo impero mediatico sia riuscito a disintegrare la capacità intellettiva di una parte del paese e a canalizzare su se stesso l’idea di unico uomo possibile al comando. Berlusconi non è altro che un filo diretto della Prima Repubblica, un “residuato bellico” che è riuscito a fregare una Nazione.

La soluzione è solo una, tagliare il filo e ripartire per l’anno 2011. “Grande Giove!”

[Articolo pubblicato anche sul settimanale “Il Futurista”  http://www.ilfuturista.it/pietro-signani-ritorno-al-futuro/bloccati-nell-anno-1992.html]

Siamo in un momento storico ed economico nel quale tutto viene tagliato, dai finanziamenti a ricerca e sviluppo, dalla cultura alle infrastrutture, dagli enti locali alla difesa. Eppure in questi giorni la maggioranza è riuscita ancora una volta a preferire gli interessi primari del Premier di Arcore a quelli del Paese. In commissione bilancio, il Partito Democratico, IDV e Terzo Polo avevano presentato un emendamento alla manovra sulla gara per le frequenze televisive che puntava a indire un’asta competitiva per l’assegnazione delle frequenze generate dal passaggio della televisione dalla tecnologia analogica a quella digitale. La proposta è finita contro il muro dei peones berlusconiani che hanno optato per assegnare gratis le frequenze digitali a Mediaset e Rai, senza che lo Stato guadagni un solo euro.

Eppure in questi giorni è in corso una competizione che riguarda le compagnie telefoniche, ovvero l’asta per l’assegnazione della futura rete 4G, i servizi multimediali dei nostri smartphone. La differenze tra le due gare è che per le frequenze televisive  l’Agcom e lo scagnozzo Romani(Ministro dello Sviluppo economico ma forse meglio dire Ministro di Mediaset)hanno optato per un beauty contest, mentre per le TLC una normale asta competitiva che frutterà allo Stato 3 miliardi di euro.

Quindi un asta che avrebbe potuto fruttare più di 2 miliardi di euro per lo Stato è stata relagata a Berlusconi e soci, in un momento nel quale viene tagliato ogni tipo di servizio. E’ un classico esempio del conflitto di interessi del Pifferaio di Arcore, sempre attento e preciso quando in mezzo ci sono le sue aziende.

Questa notizia ovviamente pochi la conosceranno visto che i principali TG sono sotto il controllo di Mediaset o hanno cortigiani come Minzolini al posto di comando. Avanti così.

Ciò che stiamo vedendo in questi giorni è uno spettacolo imbarazzante, questa maggioranza non ha le capacità intellettuali,tecniche e morali per approvare uno straccio di manovra in un momento così difficile e decisivo per il futuro del paese. Abbiamo un Presidente del Consiglio  invischiato in scandali quotidiani e totalmente preso dai suoi problemi personali. Il governo non è riuscito a mettere in campo un singolo provvedimento per la crescita; liberalizzazioni, privatizzazioni e investimenti in ricerca e sviluppo sono parole misteriose e mai pronunciate dai promotori del BUNGA BUNGA.

Nel frattempo lo Spread con i Bund tedeschi schizza oltre i 340 punti e sorpassa i Bonos spagnoli, Madrid è riuscita in poco tempo ad approvare una manovra ben più credibile della nostra. L’unica soluzione è le dimissioni di questo manipolo di incompententi e affidare le sorti del paese ad un governo tecnico e di transizione che faccia scelte impopolari per il bene del paese. Vanno immediatamente varate riforme strutturali, dalla liberalizzazione delle professioni alle privatizzazioni dei carozzoni pubblici. Le caste che immobilizzano questo paese vanno immediatamente eliminate per poter liberare nuove risorse e rendere il mercato più flessibile. La burocrazia vero cancro di questo paese e che impedisce investimenti stranieri in terra italica,va estirpata senza indugio. Il governo del paese ha bisogno urgentemente di risorse umane con competenze tecniche elevate e che abbia credibilità in Europa. Come possiamo pensare di avere credibilità davanti agli occhi del mondo con un premier così screditato e ormai  definito clown nelle maggiori cancellerie del mondo ?

In questo momento il Monarca di Arcore è ostaggio di piccole bande di scagnozzi sparsi per il paese, tra puttanelle di basso borgo e misteriosi faccendieri sudamericani.  Come può questo uomo decidere le sorti di 60 milioni di cittadini?

[Nella foto Maurizio Gasparri presidente del gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà al Senato della Repubblica]

Entrano in campo i nostri statisti

 

 

 

 


In queste drammatiche ore, nelle quali le locuste della speculazione giocano sul futuro del Popolo Italiano, risplende la figura autorevole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, “animale politico” dalla grande esperienza e ultimo baluardo istituzionale ancora amato dagli italiani.  Re Giorgio è riuscito a mantenere un minimo di credibilità internazionale per l’Italia, dalla candidatura di Mario Draghi a Presidente della BCE, a strenuo garante dei rapporti transatlantici con gli Usa, visto il suo fluente inglese e l’ ex ruolo di ponte per il vecchio PCI. E’ innegabile che il Presidente stia sondando un possibile governo tecnico come ultima ratio per rassicurare i mercati,  affidandosi quindi a tecnocrati come Mario Monti, economista che gode di alta credibilità in Europa e nei salotti finanziari che contano.

Altra storia per Il Monarca di Arcore ormai asseragliato nel suo bunker di Palazzo Grazioli, è in vita artificialmente per merito di un manipolo di mercenari comprati a basso prezzo. Il Premier sa perfettamente che la sua fine è segnata, braccato inevitabilmente dai giudici per le sue nefandezze, avvilito dai sondaggi che colano a picco come il Titanic, e dalle sue mirabolanti promesse elettorali che ci propina dal 1994, ormai diventate armi a doppio taglio che nemmeno la sua disinformazione operata ogni giorno dai  TG di regime riescono più a fermare.

Sarà un estate caldissima, nella quale il vero e unico protagonista sarà Giorgio Napolitano, ultima roccaforte del sistema Italia.

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