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Ancora non è ufficiale ma quasi. L’azienda aeronautica francese Dassault sta per piazzare 126 caccia multiruolo Rafale per un valore di oltre 10 miliardi di euro, sbaragliando la concorrenza del consorzio europeo Eurofighter composto dall’italiana Finmeccanica,  dalla britannica BAE Systems e dall’ispano-tedesca EADS.  Gli inglesi fanno trapelare un certo nervosismo, soprattutto il Premier Cameron, sbottando e criticando apertamente la decisione della loro ex colonia indiana. L’inquilino di Downing Street ha puntualizzato che l’Eurofighter Typhoon sia nettamente superiore al concorrente franceseDalla Germania invece non arrivano critiche ma fanno notare che il contratto non sia ancora stato firmato e ci siano dei piccoli margini per ribaltare questa guerra fratricida europea. Da Roma bocche cucite e silenzio fragoroso.

Se come sembra il contratto verrà firmato dagli indiani, sarà ossigeno puro per l’industria francese e in particolare per la linea di montaggio della Dassault, che si è beccata risposte negative in giro per il mondo, dal Brasile al Marocco, dagli Emirati Arabi alla Svizzera. Decisivo è stato il viaggio in India del Presidente Sarkozy, che ha promesso appoggio politico per la candidatura di New Delhi per un seggio permanente all’ONU.

Fonti di Bruxelles fanno trapelare grande delusione ma anche rabbia per una Francia ancora legata e nostalgica della strategia gollista, ovvero la necessità impellente di essere indipendenti sia militarmente che industrialmente dagli alleati. In effetti la Francia, insieme ad altri pochi paesi come gli Usa, Cina e Russia sono in grado di produrre ogni tipo di armamento senza aiuti esterni. Questa strategia isolazionista, portata avanti dal Generale Charles de Gaulle è ormai miope e vetusta, sia dal punto di vista economico e finanziario, (sviluppare il caccia Rafale è costato alla Francia 45 miliardi di euro)  che dal punto vista tecnologico. L’Eurofighter Typhoon è considerato da tutti gli osservatori come superiore al cugino francese.

Questa guerra commerciale tra nazioni europee,  fa intuire come sia ancora lontana l’idea di un unione economica e politica vera dell’Europa, un Europa oggi unita dalla sola moneta.

[nella foto il Generale Charles de Gaulle]

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Il governo Monti ha approvato la sua prima manovra finanziaria da 30 miliardi di euro lordi che vanno ad aggiungersi ai 60 miliardi del governo Berlusconi. Circa 90 miliardi di euro sono quindi i tagli di spesa e tasse che andranno ad azzerare il deficit nel 2013.  Non è  difficile capire che tutti questi tagli e tasse non faranno altro che portare ad una recessione nei prossimi anni, l’Italia ha bisogno immediatamente di un vero piano industriale di rilancio economico basato su liberalizzazioni, innovazione, ricerca e sgravio del costo del lavoro. L’austerità draconiana imposta dalla Germania e dalla BCE è una medicina amara che può abbattere il cavallo Italia, senza un adeguato piano strutturale di crescita non sarà facile abbattere il debito mettendo solo tasse e tagliando la spesa. Si dovrebbe procedere ad una spending review, ovvero spulciare nei bilanci dei ministeri e tagliare ciò che è improduttivo e che non produce crescita.

Questa manovra andava comunque fatta per placare il nervosismo dei mercati e abbassare gli interessi sui nostri titoli di stato ormai diventati insostenibili, oltre che per salvare l’euro da una possibile catastrofe che avrebbe travolto tutto il globo. Nei prossimi mesi è importante che il governo si concentri sulla crescita, unica soluzione per ripianare il debito e dare una speranza di futuro all’Italia.

Il risanamento di bilancio effettuato dall’Italia non potrà che essere seguito dalla Francia di Sarkozy a rischio declassamento, che predilige  guardare i problemi degli altri che a casa propria. Mentre l’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013 la Francia avrà un deficit sopra il 3%.

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L’Europa e l’euro si trovano al punto di non ritorno.  Lo spread dei titoli di stato italiani, spagnoli, belgi e francesi hanno toccato oggi nuovi record storici e  fanno indubbiamente capire che il contagio sia appena iniziato e la soluzione alla crisi del debito sia bel lontana dall’ essere risolta.

Riavvolgendo il nastro indietro di poche settimane , possiamo concordare che le risatine di Sarkozy sull’affidabilità dell’ Italia rischiano di rivelarsi un pericoloso boomerang in faccia per la grandeur francese,  infatti la cosiddetta tripla A è a rischio bocciatura imminente visto che il deficit pubblico transalpino è  vicino al 7%( quello dell’ Italia è del 3,9%) e il differenziale con i Bund tedeschi ha sfondato quota 200 punti base(come noi a giugno), per non parlare della crescita economica ormai sotto l’1% per il 2011.

Il vero problema di questa crisi Europea nasce dal ruolo della BCE che ha poteri dimezzati rispetto alla FED o alle banche centrali inglesi o giapponesi,  infatti la Banca Centrale Europea non può stampare moneta viste le resistenze della Germania, timorosa e impaurita dal pericolo inflazione e dall’ uniformare la casa Europea .  L’unica soluzione al problema è che la BCE inizi a emettere moneta o che vengano emessi Eurobond comuni a tutta l’Europa, questo fermerebbe immediatamente la speculazione contro i singoli Stati . La Germania d’altro canto non accetta di pagare le mancanze e le debolezze dei paese più deboli e indebitati che hanno speso senza alcun ritegno e si ostina quindi a negare qualsiasi progetto di più ampia visione.

La caduta del sire di Arcore e l’approdo del Prof. Mario Monti  esperto conoscitore degli affari comunitari, può certamente aiutare l’Italia a sedersi ai tavoli Europei per approntare una “core euro zone” ovvero una zona euro ristretta con i Paesi più forti, Germania, Francia, Olanda , Austria ed escludendo i paesi periferici come Portogallo, Grecia e Irlanda. Difficilmente l’Italia potrà rimanere fuori da questo nocciolo duro,  i tedeschi non saranno così ingenui da lasciare un paese come l’Italia, molto forte nel settore manifatturiero e per di più con una moneta più debole rispetto a loro. Di conseguenza le esportazioni tedesche subirebbero un contraccolpo notevole, e per la Germania sarebbe come avere una piccola Cina a qualche centinaia di Km di distanza da casa. Un incubo per Berlino. I prodotti italiani sarebbero più convenienti dei prodotti tedeschi nel mercato Europeo e mondiale.

Il lavoro che spetterà a Monti non sarà facile ma difficilissimo, infatti il discredito degli investitori e dell’Europa verso l’Italia causato dal Governo Berlusconi è notevole. Ciò che accadrà e si deciderà nelle prossime settimane sarà decisivo per le sorti del Vecchio Continente ma le decisioni cruciali saranno prese al Bundestag.

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